L'insostenibile cammino delle bufale
- 25 feb
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Finanziamenti ingenti e costi di manutenzione elevati affermano la non Sostenibilità economica dei cammini e di altri progetti in salsa green che definiscono la Bufala del Turismo Sostenibile.
L'Architetto Francesco Genovese, creatore di Punta Ala, alzò lo sguardo e mi domandò “Sostenibile per chi?” trascinando l'intero gruppo di lavoro sulla Sostenibilità, che allora presiedevo, in infiniti approfondimenti. Perché fu chiaro fin da subito, persino per un Laboratorio Didattico Ambientale ampiamente orientato alla sostenibilità come quello di PraCatinat gestito dalla Regione Piemonte, che il Turismo è poco Sostenibile in sé: più si produce economia turistica e più si deforma l'offerta originale diminuendo quando non compromettendo quel valore primario, la Sostenibilità, su cui si era sviluppata l'offerta.
Il paradosso della Sostenibilità nel turismo è che più si sviluppa la domanda e più si riduce l'originalità dell'offerta, un po' come accade a quei prodotti vinicoli artigianali quando divengono industriali e sono disponibili su tutti gli scaffali della GDO.
Però non pochi si sono resi conto che il concetto stesso di Sostenibilità offre opportunità economiche fantastiche, opportunità non derivanti da criteri gestionali ma dalle svariate forme di finanziamento a cui il concetto di Sostenibilità fa riferimento.
Così nascono progetti di riqualificazione di borghi abbandonati otracciati, percorsi, cammini strafinanziati dall'Ente Pubblico che all'atto pratico producono perdite d'esercizio con la stessa impetuosità di un rubinetto guasto.
Affascinati dal successo del Cammino di Santiago decine di amministratori locali immaginano di “santiaghizzare” i loro territori ponendo mano alla rielaborazione di antichi tratturi, sentieri, percorsi per alpeggi che alla fine hanno il vero vantaggio di porre mano a decenni di abbandono territoriale ma, per contro, disattendono abbondantemente le aspettative turistiche.
Il Cammino di Santiago non solo è secolare e promette a chi lo completa l'indulgenza plenaria, ma ha avuto a supporto racconti, romanzi, film di successo e il sostegno di Comunità locali, smaniose di autonomia se non di indipendenza, dalla Catalogna ai Paesi Baschi, che sul tracciato hanno definito precise opportunità di sviluppo economico attrezzando sistemi di trasporto, di ristorazione, di alloggio e di merchandising in un modello di industria diffusa difficilmente ripetibile.
Diversamente lunghi Cammini come la Via Francigena, che attraversa il territorio in cui risiedo, coinvolgono quando va bene 20 mila camminatori all'anno, misurati lungo l'intero percorso di 1.700 chilometri, più o meno 12 camminatori al chilometro all'anno.
Certo, con le medie del pollo non si fa economia, ma il dato di percorrenza media di uno dei Cammini più promossi sembra essere sufficientemente indicativo.
Se poi osserviamo, riprendendo da Google, l'area dei costi allora la questione si aggrava:
“La manutenzione della Via Francigena richiede investimenti pubblici significativi e costanti, con la Regione Toscana che ha stanziato €360.000 per il triennio 2018-2020 e contributi specifici, come oltre €24.000 per l'area senese nel 2024. Per il Giubileo 2025, sono stati investiti oltre 22 milioni di euro per infrastrutture, segnaletica e messa in sicurezza del percorso”.
Altri Cammini di impronta più territoriale stanno messi, economicamente, pure peggio rappresentando per le Amministrazioni Pubbliche vere voragini economiche, per non parlare di certi progetti di riqualificazione di borghi abbandonati che altro non sono che tentativi di speculazione edilizia sviluppati con denari pubblici.
Alcune Amministrazioni, cito ad esempio la Regione Lombardia con cui tempo fa mi confrontai in materia, hanno abbandonato il termine di Sostenibilità riconoscendone l'insostenibilità per approdare a quel “turista responsabile” al cui comportamento e educazione affidiamo la tutela di un territorio troppo oneroso per essere mantenuto dall'Ente Pubblico. Un po' come fece l'imperatore Costantino quando per ridurre gli immensi costi del controllo militare e poliziesco sull'impero assegnò ai cristiani, al tempo non diversi nei comportamenti e negli atteggiamenti dai pasdaran odierni, e ai vescovi locali, il controllo delle anime dei cittadini.
Te la finanzio io la Sostenibilità
Quanto sopra vale per i citrulli, perché i furbetti sanno che la Sostenibilità trova immensi strumenti di finanziamento pubblico a cui fare riferimento e su cui, nel caso, lucrare quanto serve.
Il fondo per il Turismo Sostenibile in capo al Ministero del Turismo ha stanziato 25 milioni di euro per il triennio 2023-2025, a cui si aggiungono una pletora di micro finanziamenti europei, da 30 a 200mila euro per singolo progetto, a copertura fino al 50% dei costi previsti.
Ma non basta.
Vogliamo parlare di CicloVie ?
Il progetto VenTo, la ciclovia da 680 km da Torino a Venezia lungo il Po, richiede investimenti significativi, con costi stimati di circa 350.000€/km. La Regione Lombardia ha stanziato oltre 13,4 milioni di euro per i propri tratti, mentre altri 2,5 milioni di euro coprono 73 km tra Pavia e Lodi, finanziati da fondi PNRR e regionali.
Società specifiche vengono avviate coinvolgendo magari la Fondazione della banca locale più in vista e cooperative di gestione e manutenzione vengono create ad hoc a supporto dei progetti, ponendo mano così a non indifferenti bacini elettorali e a speculazioni economiche di basso profilo come il partecipare ad un progetto economicamente in perdita per eludere la fiscalità ordinaria.
Allora viene il sospetto che dietro al conclamato criterio della Sostenibilità esista un livello diverso che unisce l'opportunismo politico alla determinazione clientelare, l'appropriazione di qualche percentuale di erogazione pubblica o l'aggiudicazione di interessanti appalti magari operati su aree acquisite dall'Ente Pubblico in virtù di progetti di interesse sociale.
Non vorrei apparire eccessivamente malizioso ma le vicende dei Parchi (pochi) e delle innumerevoli Guardie Forestali italiane sono note a tutti.
Così le Bufale percorrono i Cammini della Sostenibilità e sulle loro tracce si sviluppano stampa specializzata, siti web dedicati, conferenze, convegni e persino corsi di laurea.
E a nessuno che venga in mente di affermare l'onerosità sistemica, l'inesistente raggiungibilità di pareggio economico, la mostruosità dei costi e la pochezza dei ricavi: quella banale analisi di fattibilità che ogni imprenditore assennato sviluppa prima di avviare un progetto.
Tutela del Territorio o Turismo?
Diciamo allora, per essere generosi, che le forme del cosiddetto Turismo Sostenibile fanno parte di un progetto di Tutela del Territorio che prova a definire una qualche forma di economia positiva ad integrazione dei costi gestionali. Il che può andare benissimo, si intende, ma non spiega il perché non mantenere il criterio della Tutela territoriale all'interno degli Assessorati competenti attribuendo invece a società di diritto privato, costituite ad hoc, gestione e manutenzione dei tracciati.
È questo concetto di “privatizzazione” di un compito pubblico che lascia perplesso chi scrive. Gli effetti delle “privatizzazioni” volute dall'UE e rapidamente approvate da tutti gli schieramenti politici è noto ed evidente: si sono creati potentati privati e non si è affatto favorito il consumatore. Se tanto mi dà tanto anche la privatizzazione del territorio in modalità di Sostenibilità diviene in buona misura sospetta.




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