Marx, Freud e il Turismo
- gilberto borzini

- 13 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Esiste un file-rouge che collega il pensiero dei due grandi personaggi del passato al turismo contemporaneo: il feticismo consumistico. Per fare fronte all'Overtourism serve una nuova politica.
Afferma Ezio Mauro che negli ultimi decenni siamo passati da un concetto di Libertà orientato all'affermazione dei nostri talenti e competenze ad uno orientato all'esaltazione dei nostri consumi.
Siamo partiti dalla libertà dell'essere per approdare alla libertà dell'avere, parafrasando Fromm.
Il percorso di questo straordinario e collettivo trasloco fu definito nelle sue dinamiche economiche già da Marx, che affermava il processo di trasferimento dell'etica lavorativa e dei relativi elementi valoriali dal lavoratore, individuo attore della produzione, al prodotto: Marx, in proposito, scriveva di Feticismo delle Merci, dove le Merci assumono maggior valore rispetto al lavoratore che le produce.
Parallelamente, e sotto il piano psicologico, Freud per primo e mezzo secolo più tardi Maslow definiranno il Consumo di prodotti superflui come elemento di complemento dell'individuo, attributi della personalità, come Feticismo dell'ego consumistico, particolarmente rilevante nelle personalità dai tratti narcisistici del tipo “balocchi e profumi”.
I nostri acquisti altro non sono che estensioni e proiezioni, attributi della nostra persona tendenti ad affermare agli occhi propri e altrui determinate caratteristiche che desideriamo manifestare all'esterno quali bellezza, passione, seduzione, forza, potere: estendendo il ragionamento ogni acquisto altro non sarebbe che proiezione simbolica delle pulsioni primarie, ma non desidero tediare il lettore con approfondimenti specialistici.
Così mentre l'industria dell'automotive produce utilitarie sempre più grandi in dimensione e dall'aspetto vagamente aggressivo, tese a compensare grazie alla dimensione e all'aspetto l'incertezza della precarietà dell'acquirente, esaltatore di personalità lato passeggero incluso, cosmetica e abbigliamento hanno posto Narciso al centro della comunicazione pubblicitaria con lo slogan “Perchè io valgo !” scatenando consumi miliardari in fast-fashion e onicotecnica.
Instagram infine, e i social network in generale, ha posto una lapide sul pensiero di Fromm trasformando l'antinomia tra “Avere o Essere” in affermazione “Avere e apparire!”, mentre Musk rivela al mondo che non esiste altra Comunicazione che quella polverizzata composta da post su X, trasformando così ogni tigrotto avatariato in editorialista d'arrembaggio.
Si tratta, come del tutto evidente, di un processo strutturale che pone al centro della propria affermazione il Consumo, trasformandolo da necessario a superfluo e da superfluo a compulsivo, vera e propria adorazione di carattere feticista dell'acquisto prima ancora che dell'utilizzo.
È l'azione in sé dell'acquisto, è la dimostrazione in sé del possesso o della fruizione che rendono gratificante il Consumo: è la percezione di un sé “capace di consumo” a soddisfare per qualche secondo l'acquirente grazie ai contenuti di attribuzione aggiunti.
Così il concetto di Libertà come possibilità di manifestare il proprio talento e di dare corso alle proprie capacità, concetto caro all'individuo Cittadino, si è arenato alla fine del millennio trascorso mentre il nuovo secolo decretava la nascita dell'individuo Consumatore, la cui personalità si definisce in base ai consumi che manifesta e ai consumi che esibisce.
Coerentemente, allora, ogni genere di consumo è divenuto complusivo perdendo il suo carattere di esigenza fisiologica per divenire esigenza psicologica, attributo fondamentale dell'essere, manifestazione irrinunciabile del Sè.
I fenomeni di Overtourism e di Overcrowding che osserviamo non dipendono, allora, né dalle specifiche culturali o paesaggistiche delle Località o dei Servizi turistici in esse presenti, ma prevalentemente dalla necessità compulsiva di un modello di Consumo che consente al fruitore di manifestare, in immagine, sia il consumo in sé che la propria qualità di consumatore.
Deriva da questo breve ragionamento il fatto che la scelta del “dove” il consumo si manifesterà dipenderà sia dalla fama e riconoscibilità del luogo, sia dalla facilità o meno dell'accesso al luogo stesso. La fama della località si riverserà riflessa sul consumatore instagrammato, esaltandone la personalità attribuita, mentre i servizi di trasporto definiranno l'accessibilità più o meno facilitata.
Così mentre battaglioni di Operatori turistici, di studiosi e di Destination Manager cercano di comprendere, orientare, facilitare o rallentare le dinamiche del Turismo Eccessivo e Strabordante affidandosi per lo più a studiosi di statistica che nella migliore delle ipotesi rendicontano l'accaduto ma non hanno doti di preveggenza, meglio sarebbe rileggere filosofi e psicologi, e ancor meglio affidarsi a quei pochi rivoluzionari esistenti che rivendicano la necessità di porre un limite politico al narcisismo consumistico, ad un modello di consumo necessario al tecnoliberismo per lievitare e riprodursi trasformando l'umanità in puro mercato.
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