AIUTO: NELLE TOP10 NON CI SONO VENEZIA E FIRENZE
- gilberto borzini

- 19 mag 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Tra le prime 9 città più visitate al mondo solo Roma si piazza, preceduta da Hong Kong, Bangkok, Londra, Parigi, Macao, Dubai e NewYork.
Se restringiamo il campo all'Europa Roma è al terzo posto alle spalle di Londra e Parigi, seguita da Madrid, Lisbona, Amsterdam, Istanbul, Barcellona e Malaga.
Osserviamo che 2 superstar del turismo italiano sono assenti: Venezia e Firenze.
Si dirà: questione di dimensioni. Quasi tutte le altre città elencate sono grandi da 5 a 10 volte le nostre città e ospitano molteplici forme di turismo, incluso quel “business travel” che, piaccia o meno, muove il mondo.
Temo che il problema sia diverso: a Venezia e a Firenze, ma soprattutto nella prima, il turismo è un turismo di giornata. Si arriva, si vede e si riparte.
È un turismo che non finisce nel computo dei dati, dati generalmente acquisiti dai pernottamenti alberghieri.
La stessa cosa vale per Pompei: quanta parte dei visitatori degli scavi soggiorna effettivamente nel territorio pompeiano?
E quanta parte dei visitatori di Firenze soggiorna nei non tanti e tutti non economici alberghi di città?
Così le fiumane umane di cui spesso parliamo, quell'overtourism e overcrowding che tanto ci spaventano, assumono il ruolo che effettivamente hanno: un caotico disturbo che non aumenta il “rank” cittadino non generando alcun pernottamento, e spesso neppure alcun fatturato o ricavo.
La questione è di natura politica: non si reputi antidemocratico chi afferma che l'ingresso in determinate aree dovrebbe essere riservato prioritariamente a chi soggiorna in loco, non dico in città ma almeno nell'immediata provincia, consentendo caso mai il turismo “mordi e fuggi” in altre date infrasettimanali.
Si tratta di generare economia e occupazione attraverso le attività economiche e commerciali della filiera turistica, evitando dispersioni e, soprattutto, costi e oneri supplementari di gestione e manutenzione del patrimonio oggetto del turismo di massa.
Si tratta di consentire a chi paga (i turisti che pernottano) visite degne di questo nome, accompagnate da guide esperte, capaci di far percepire al visitatore l'emozione della Storia e della Cultura.
Non è questione di snobismo: a forza di lasciar correre rischiamo di trovarci con un patrimonio culturale vandalizzato e un tessuto economico male utilizzato.








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