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TURISMO, IMPOSTE E SPECULAZIONE

  • Immagine del redattore: gilberto borzini
    gilberto borzini
  • 16 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Come fin troppo spesso accade una politica che non sa dove recuperare risorse per sostenere una burocrazia tanto enorme quanto inefficiente si accanisce sulle risorse più facilmente aggredibili.

Il caso dell'Imposta di soggiorno applicata dal Comune di Milano è emblematico.



Nel passato il Turismo veniva considerato come una sorta di incidente economico, una quisquilia che accadeva per conto proprio e si governava da sé.

Al Ministero sedevano incompetenti e trombati, perché le priorità economiche erano industriali di ben altra portata, tanto che a un certo punto il Ministero stesso venne abolito per inutilità manifesta.

Poi arrivò la globalizzazione, e con quella i processi di delocalizzazione e migrazione industriale a maggior efficienza e remunerazione, lasciando l'Italia industriale desertificata.

In ritardo (incomabile e colpevole) nella competizione tecnologica ora l'Italia si affida a economie un tempo guardate con sufficienza: moda, turismo e enogastronomia.

La Moda, forse, è vera industria mentre Turismo e Enogastronomia ancora non lo sono, ne fanno difetto la progettualità assente e la casuale organizzazione di filiera, elementi fondamentali per affermarsi in termini industriali nella competizione planetaria.

Però il Turismo “tira” e serve a fare cassa. Così il Comune di Milano aumenta l'imposta di soggiorno passando, per gli Hotel 3 stelle, da € 4,00 a € 7,40 al giorno (+85%), da €5,00 a €10,00 (+100%) nei 4 e 5 stelle da € 3,00 a € 9,50 (+216,7%) per le locazioni brevi e gli appartamenti vacanza.

Il balzello comunale si aggiunge all'ipotesi governativa di incrementare la cedolare secca per gli affitti brevi dal 21 al 25% (+20%), ennesimo tentativo di raschiare un barile gentilmente prodotto dai privati e per nulla gestito dalla politica, nazionale o territoriale che sia.


Va detto che il fenomeno turistico si è rivelato esplosivo e ha messo in difficoltà non pochi Enti Locali, non solo italiani, tanto per i fenomeni di sovraffollamento quanto per il drammatico cambiamento nella residenzialità delle aree centrali che hanno visto rapidamente desertificarsi i centri urbani di residenti storici, di artigiani e negozi di vicinato.

Un fenomeno gigantesco e, ripeto, esplosivo a cui la politica ha assistito senza saper porre rimedio, balbettando false promesse progettuali di rivisitazione delle più che drammatiche condizioni dell'edilizia popolare, condizionata com'è (e se non è certamente appare) dalla speculazione edilizia che nell'allontanamento dei residenti storici sguazza come un girino nello stagno.

Il corso della speculazione edilizia a Milano è di un'evidenza cosmica, sostenuta anche dall'altro superbusiness olimpico, ma è presente e manifesta in quasi tutte le città metropolitane, solo a volte episodicamente contenuto dall'intervento assai tardivo e poco risolutivo della magistratura, tanto che a ben guardare gli unici che finora sono penalizzati dalle istruttorie risultano essere gli acquirenti di nuovi immobili che vengono lasciati senza soldi e senza casa in attesa dello sblocco dei cantieri.


Il Turismo e la fortissima domanda di locazioni brevi hanno fatto da innesco dei fenomeni speculativi grazie alla totale incompetenza della politica, governativa e territoriale, nella gestione dei processi e dei fenomeni turistici, e se non fosse azzardato si potrebbe pensare di dire “con la complicità” di una politica distratta e assente.

Paradossalmente lo sconquasso generato e le speculazioni connesse sono emerse grazie alle dimostrazioni di piazza attuate dai vecchi residenti allontanati dal centro, dagli inquilini sfrattati, dagli artigiani esodati, dai negozianti cessati che giustamente affermano d'essere loro l'anima dell'economia territoriale e non un fenomeno presumibilmente transitorio come quello turistico.


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