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UN GAZA PROJECT PER IL TURISMO ITALIANO

  • Immagine del redattore: gilberto borzini
    gilberto borzini
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Mercato interno stagnante, mercati esteri erosi dall'indebolimento del Dollaro USA.

Servono nuovi progetti per il nostro meridione e per sviluppare i Poli del Turismo nazionale.


Le statistiche sono interessanti e i report economici impietosi: da quelle letture si evince per il turismo italiano una complessiva stagnazione, con particolare riferimento al mercato interno, che dovrebbe significare, a consuntivo, un ricorrente posizionamento su quota 55 milioni di presenze, al 60% di importazione.

Se infatti il mercato nazionale è colpito da situazioni potenzialmente recessive che riguardano industria e commercio e dalla crescente povertà diffusa che colpisce categorie sociali fino a ieri impensabili, nello stesso mercato hanno ancora agio gli ambienti del Pubblico impiego e delle Professioni che sorreggono l'impianto complessivo, almeno fino a quando, in particolar modo nella Pubblica Amministrazione e nel parastato, Intelligenza Artificiale e altre tecnologie non prevarranno sull'impiego umano (e chissà che allora la politica non si accorga della dilagante povertà).

Ciò non di meno l'orientamento di consumo pare comunque premiare le ali di stagione rispetto alla peak-season agostana mentre come sempre le preferenze in materia di destinazione ripercorrono schemi noti, aggrappati alla comoda raggiungibilità e all'economicità dell'offerta.

La Domanda internazionale, stando ai sondaggi, divide equamente le motivazioni di visita al Bel Paese tra Cultura e Gastronomia, concentrandosi di conseguenza sulle mète più note e tradizionali, le nostre capitali culturali, e sui territori limitrofi per quanto agli elementi enogastronomici.

A sua volta, però, la domanda internazionale perde significative quote di quel turismo mediano rappresentato dai gruppi statunitensi a cui la recente e rapida svalutazione del Dollaro USA presenta un conto cresciuto di almeno il 20% rispetto allo scorso anno, e sulla scorta delle informazioni di macroeconomia al momento disponibili la decrescita infelice della valuta statunitense rispetto alle altre principali valute non è ancora terminata.


La “bolla” del turismo enogastronomico

Mentre l'Italia tutta se la canta e se la suona grazie al riconoscimento Unesco relativo alla cucina nazionale, e mentre la stampa turistica persiste nell'affermare la strordinaria capacità di attrazione del turismo dei Vini, i dati pubblicati affermano il contrario: le cantine sono piene zeppe di bottiglie e i calici sono vuoti e in attesa di visitatori.

A fine 2025 le cantine italiane dispongono di una giacenza di invenduto superiore del 4,4% rispetto al precedente anno, per 60 milioni di ettolitri complessivi.

Dopo un buon esordio dei fenomeni delle “cantine aperte” e delle degustazioni mirate oggi sembra che le cantine siano in declino, ma soprattutto che a disertare l'esperienza enologica siano soprattutto gli appartenenti alla generazione Z, ovvero il mercato dell'immediato futuro che per il 66% afferma di limitare o evitare il consumo di vino anche a causa dell'assenza di informazioni utili sulle etichette vinicole, informazioni a cui ormai il mercato fa riferimento quali eventuali danni per la salute, calorie fornite, tracciabilità totale per mezzo di QR-code e riciclabilità delle confezioni.

Il turismo enogastronomico, quindi, evapora.

Il Giubileo ha portato meno visitatori del previsto, confusi nel mare magnum del caos turistico romano, e sulle Olimpiadi invernali non si può fare un gran conto in termini di presenze (e tanto meno in termini di promozione turistica, ma questo è altro ragionamento).

Terminati i grandi eventi dobbiamo necessariamente sviluppare progetti coerenti con l'evoluzione della Domanda, una Domanda che richiede svago, divertimento, sicurezza e servizi di alto livello.



Progettare i Poli Turistici

La staticità della Domanda nel turismo italiano, un turismo che ripercorre stancamente le stesse méte e le medesime località, è anche determinata e orientata dalla staticità dell'Offerta.

Con l'esclusione del settore Lusso che nelle metropoli sfoggia nuovi investimenti milionari, l'offerta turistica italiana è da tempo stabile e nella sua immobilità accresce il divario tra attese della domanda, una domanda sempre più internazionalizzata che sa apprezzare la varietà proposta da destinazioni come Sharm o gli Emirati, e le effettive proposte dell'offerta.

I segmenti dell'ospitalità che riguardano la grande area della medianità economica e che coinvolge le strutture 3 e 4 stelle non vedono sorgere nuovi complessi né, tanto meno, riorganizzarsi aree a destinazione turistica attorno a progettualità capaci di sorprendere e attrarre il potenziale turistico.

All'atto, anche in materia di turismo balneare, l'Italia perde terreno nei confronti di Grecia e Turchia, Paesi in cui alla qualità del paesaggio fa eco un'ottima – soprattutto in Turchia – ricettività alberghiera dai prezzi più che accessibili.

Diversamente dai Paesi concorrenti nella nostra offerta balneare nel meridione d'Italia le proposte di ospitalità sono in prevalenza definite da strutture edificate negli anni '60 e '70, spesso ma non sempre figlie di speculazioni basate sul riutilizzo di capitali non propriamente trasparenti e non sempre ben conservate e manutenute.

Detta brutalmente: offriamo strutture desuete, con scarsi servizi di animazione sul territorio, il più delle volte con servizi forniti da personale avventizio e non adeguatamente formato.

E in più, a dirla tutta, fuori dai “villaggi turistici” che assicurano qualche forma di animazione il turista si annoia mortalmente: i tempi della passeggiatina serale sul lungo mare mangiucchiando un gelato sono terminati mezzo secolo fa.


Poli, non alberghi

L'offerta italiana è variegata e divisa in distretti facilmente individuabili.

Se in qualche modo l'offerta della costiera adriatica cerca, affannosamente e faticosamente, di adeguarsi ai cambiamenti sviluppando proposte di intrattenimento sportivo lungo il litorale, l'area che potrebbe disporre di maggiori opportunità, il nostro meridione, è afflitta da una sorta di rigor mortis turistico.

Se la competizione nel comparto delle economie turistiche si svolge oggi, e sempre più si svolgerà, sul fronte della concentrazione dell'offerta in Poli Turistici multilevel, ovvero adatti a più target e più portafogli, allora è fondamentale avviare progetti non in termini di singole edificazioni o strutture e realizzazioni bensì di Poli aggreganti che dispongano di un territorio adeguato per qualità e di servizi di trasporto, di collegamento e di intrattenimento idonei.

Ne deriva che ad oggi i Poli potrebbero concentrarsi nell'Alto Adriatico (dal Delta del Po al Conero grazie agli aeroporti di Rimini e Forlì), nel Salento (con aeroporto di riferimento Brindisi fino a quando l'aeroscalo di Galatina non accetterà traffico civile), in Calabria nel Crotonese (l'ampia costiera Jonica) e nell'area di interesse servita dall'aeroporto di Lamezia Terme sul Tirreno, in Sicilia nel Ragusano, Siracusano e Trapanese, con scali di riferimento a Catania e Trapani, aree distinte da immense spiagge, panorami mozzafiato e gastronomia prelibata.

Si tratta di 7 Poli Turistici potenziali sui quali la scommessa dell'interesse e del successo si potrebbe considerare vinta in partenza considerando le molteplici attrattività paesaggistiche e culturali delle singole aree, ma si tratta anche, in larga parte, di territori nei quali non sempre è facile sviluppare impresa e in cui la politica locale si è dimostrata in passato più interessata allo sfruttamento dell'economia turistica che non alla sua pianificazione e organizzazione.


Progetti di grande respiro

Il Turismo è un'industria planetaria e non possiamo permetterci di trattarlo come una congrega artigianale. Le concorrenze sono composte da Poli territoriali di grande dimensione, capaci di offrire accoglienza, ospitalità, leisure, svago, sport, intrattenimento per tutte le età, diportistica in molte lingue e a favore di molteplici culture e onestamente è difficile per chi scrive capire perché le Canarie e le Baleari vivano di Turismo e le Eolie no, perché la Costa del Sol sia acclamata e la Riviera dei Tessali, tanto per fare un esempio, sia abbandonata a se stessa.

Se davvero pensiamo che il turismo sia in grado di divenire uno dei motori trainanti l'economia nazionale allora servono progetti di grande e ampio respiro, capaci di competere con le destinazioni più gettonate del Mediterraneo (Gaza futura inclusa) e del Mar Rosso (a partire da Sharm el Sheikh).

Ma serve un progetto che parta dal Ministero in accordo con le Regioni interessate.

Servono finanziamenti certi e concreti.

Serve una burocrazia leggera.

Servono scuole di formazione sui territori coinvolti.

Serve qualità, tanto nella progettazione quanto nell'erogazione.

Ne saremo capaci?


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