BULIMIA TURISTICA, EFFETTO DEL LIBERTARISMO ECONOMICO
- gilberto borzini
- 6 giorni fa
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Se non consideriamo il Turismo come una parte di un più vasto sistema economico e sociale non saremo in grado di governarne né le manifestazioni né gli effetti.
Osserviamo da qualche tempo l'incremento di fenomeni di “bulimia turistica”, di consumo ossessivo e reiterato di “short break” che si traducno spesso nel contestato fenomeno dell'overcrowding, dell'affollamento eccessivo.
Si tratta di un fenomeno comune a tutto il mondo “sviluppato e consumista” che opera all'interno del modello libertarista dell'economia avviato con la recente globalizzazione e non ancora colpito dall'isolazionismo a cui tende la presidenza trumpiana.
La bulimia turistica altro non è che affannosa ricerca di affermazione di un sé esausto, compresso tra un eccesso di impegni e di “bisogni” orientati e imposti dal modello economico vigente che proprio sull'iperconsumo afferma la propria esistenza.
Sul medesimo elemento (affermazione di un sé esausto) insiste il modello denominato “turismo dei selfie” che aggiunge alla sfera sociologica un'impronta narcisistica della psicologia individuale.
Siamo quindi di fronte ad uno schema che è figlio di un modello sistemico dell'economia, un modello che, tanto nella versione neoliberista che in quella affermata dalle teorie della sostenibilità (o woke se preferite), è immerso nell'accelerazionismo, ovvero un modello che si mantiene solo grazie alla velocizzazione e all'accelerazione della ripetizione dei consumi.
L'affermazione dei bisogni in termini di reiterazione e ripetizione ossessiva dei consumi sostiene il sistema economico, un sistema che non ammette rallentamenti (pena il collasso) e che nel proprio vortice include l'esigenza individuale e personale di affermare la propria esistenza attraverso l'esibizione del consumo.
Tutto questo per dire che se non consideriamo il Turismo come una parte di un più vasto sistema economico e sociale non saremo in grado di governarne né le manifestazioni né gli effetti.
Il Pericolo e l'Alternativa
Perchè questo modello economico mette a rischio la Democrazia insieme con le Libertà fondamentali e perchè solo la Filosofia della Sobrietà può salvare il mondo.
Peter Thiel, imprenditore, politico e più o meno filosofo statunitense, sostiene che il grande rischio dell'umanità non consista in un evento come la guerra nucleare ma nell'avvento d'un governo mondiale totalitario come risposta unica e risolutiva ai vari stati d'emergenza.
Pertanto gli esseri umani, stretti fra l'alternativa tra l'Armageddon nucleare e il regno dell'Anticristo, potrebbero scegliere il secondo.
In un mondo totalmente privatizzato dall'egemonia incontrastata del modello economico neoliberista non potrebbe esserci democrazia perché quest'ultima risulta ormai incompatibile con la libertà.
E qui si arriva a un nodo concettuale basilare, ovvero occorre comprendere cosa sia oggi il libertarismo americano e il significato della parola libertà ch'esso veicola.
Noi europei siamo cresciuti con l'idea che la libertà sia una determinazione collettiva e che, per dirla con Bakunin, non si possa essere liberi come individui se il resto del mondo è composto da schiavi.
L'odierno libertarismo americano spezza questa correlazione - propria del XIX e XX secolo - tra libertà ed egualitarismo, affermando che liberi possono essere solo ed esclusivamente coloro che abbiano la forza creativa d'innovare, imporsi e arricchirsi, riprendendo una visione della libertà cara a De Sade prima e a Nietzsche poi.
Secondo tale modello chi è povero può trovare nel Far West tecnologico un modello aspirazionale comunque preferibile all'odiato regolazionismo statale, caratteristico dell'Unione Europea, che produce stagnazione e fa rallentare le trasformazioni tecnologiche.
Ecco dunque palesarsi un ulteriore nodo concettuale, determinato dalla Lentezza da una parte e dalla Sobrietà dei Consumi dall'altra.
Sia la visione destro-nazionalista e anarcocapitalista di Thiel, sia il totalitarismo "sostenibile" degli ultraglobalisti di sinistra, sono accomunati dalla fede in un unico paradigma riguardante la filosofia del tempo, che è l'accelerazionismo.
Secondo entrambe le visioni, il tempo non-umano delle macchine va assecondato e il ritmo biologico e sociale non ha altra scelta che adattarsi. Ovvero i corpi e le coscienze devono trasformarsi per assumere stabilmente una dimensione di vita dove non esiste riposo, non esiste meditazione, non esiste stato di quiete.(nè più né meno di quanto ho recentemente scritto affermando che si va dal “Lavorare per Vivere” al “Vivere per lavorare”)
Certo, dinanzi a una visione di sinistra enunciante prevalentemente lockdown, distanziamento sociale e azzeramento dell'eros attraverso l'annullamento delle differenze dell'eros, la visione "western" della destra appare in questo momento più seducente e ottiene, infatti, maggior successo politico.
Si tratta di una visione che contrappone allo spegnimento della vita propugnato dagli ultra-globalisti una competizione vitalistica. Ma questa visione è a sua volta anti-umana perché nega aspetti basilari della natura della nostra specie quali la cooperazione e il riconoscimento d'una sfera comune-collettiva.
Il punto, quindi, non è scegliere tra accelerazionismo di sinistra e accelerazionismo di destra, tra reductio ad digitum della vita e vitalismo neo-barbarico.
Il punto è, invece, rifiutare in toto l'accelerazione, contrapporre il tempo circolare alla "cronocrazia", contrapporre l'antica sigla serale di termine dei programmi televisivi al flusso h24.
Consumare meno, consumare responsabilmente e consapevolmente, premiare le imprese che producono con criteri di sostenibilità ambientale e sociale, rifiutare la logica del mercatismo costante e del sempre in vendita, logica in in cui, alla fine, il vero prodotto in vendita è l'Umanità.
In questa chiave di lettura solo la Filosofia della Sobrietà potrà salvare il mondo, solo la Filosofia della Sobrietà può coniugare l'esigenza economica al rispetto della Dignità della persona rispondendo positivamente alla domanda che pose Erich Fromm, se il destino dell'Uomo sia divenire più umano o più produttivo.
Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento suggerisco il libro
La Capra e i Cavoli
trovate l'intera collana di Filosofia della Sobrietà nel sito https://gilbertoborzini.wix.com/terzavia
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