top of page

PROPAGANDA IN CUCINA

  • Immagine del redattore: gilberto borzini
    gilberto borzini
  • 15 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Ultimamente il rigurgito di sovranismo va generando un imbarazzante nazionalismo definito non sui processi di macro economia ma su banalità propagandistiche degne del MinCulPop di antica memoria. La “cucina italiana” è una di queste.


La Storia, quella con la Esse Maiuscola, si legge anche a tavola e ci racconta di innesti, sovrapposizioni, ibridazioni di etnie e di culture.

La Storia della Cucina in Italia indica la tradizione popolare e contadina, territorialmente molto marcata, che deriva da un millennio di Municipalità, di Comuni orgogliosi, di feudi minimali.

Al contrario quella francese è cucina nazionale, di origine regale: è la cucina dei grandi cuichi di corte che veniva esportata verso le perifierie del regno.

La penisola che abitiamo è politicamente incollata da meno di due secoli: è un collage, un patchwork che tenta disperatamente di interpretarsi come fosse unicità, mentendo a se stessa.

A tavola quelle differenze emergono dirompenti.

Non esiste una “cucina nazionale” ma esistono centinaia di cucine territoriali, tra loro ben distinte e definite. Esistono poi tentativi grotteschi di imitazione, come quei pasticceri del nord che tentano di fare i cannoli siciliani senza disporre della ricotta adeguata, perchè a prova del atto che non esiste una cucina italiana è l'evidenza per cui le cucine territoriali si fondano sul prodotto agricolo locale, un prodotto locale inimitabile che può essere gustato e apprezzato solo mediante un consumo locale.

Questo gran parlare di italianità, in una nazione che si sente sempre meno tale e si riconosce fondamentalmente nelle municipalità, altro non è che una tiritera dall'acido sapore politico, magari utile, per qualcuno, ad attirare consensi e prebende, supporti assistenziali e contributi editoriali.

Ora vorrei che Chef e Sommelier, ristoratori e assaggiatori dell'ONAV, olicultori e apicultori affermassero a gran voce la prevalenza della territorialità specifica rispetto alla generica nazionalità.

La cucina territoriale genera turismo nel territorio e con quello ne premia l'economia: quella nazionale definisce un turismo orientato a favorire sempre le solite località conosciute.

La questione è palesemente politica, non culinaria.


Commenti


bottom of page