IL TURISMO NELL'ITALIA DELLE ZES (ZONE ECONOMICHE SPECIALI)
- gilberto borzini
- 4 ago
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Possibile che il localismo politico rallenti - fino a bloccare - i processi di sviluppo economico territoriale?
In vista delle prossime elezioni regionali la premier Meloni si sbilancia affermando che il Governo attribuirà anche a Marche e Umbria il ruolo di ZES, zone economiche speciali, come ha in passato fatto con ben 8 regioni meridionali, dall'Abruzzo alla Sicilia passando per la Sardegna.
In teoria le ZES dovrebbero favorire gli investimenti, ridurre la burocrazia, generare occupazione, come a suo tempo accadde per le Isole Canarie in Spagna, ma qualcosa in Italia sembra non andare pe ril verso giusto.
Oltre alla desertificazione industriale e produttiva, perdurante e in ulteriore estensione, in tutto il meridione, anche l'ultima risorsa possibile, il Turismo, non sembra passarsela tanto bene: i litorali dai prezzi eccessivi vengono snobbati dai turisti, non si individuano progetti di nuovi insediamenti strutturali capaci di generare ricchezza diffusa, non si vedono all'orizzonte progetti di infrastrutturazione utili e necessari (viabilità e trasporti ferroviari) a sviluppare turismo in aree periferiche, ma in compenso si fa un gran parlare di sesso degli angeli, di sostenibilità, di autenticità, di borghi agonizzanti in cui iniettare bordate di adrenalina turistica.
Nella sostanza in un'Italia massacrata dal localismo politico e dalla necessità di mantenere le chiappe politiche inchiavardate ad una qualsiasi seggiola retribuita, più gli ambiti decisionali sono affidati al “localismo” e meno si ottiene.
Guardando il panorama (desolante) dei mancati investimenti e delle opportunità viene una gran voglia di “centralismo” e di “statalismo”, che imponga strategie e tattiche, piani di sviluppo, modelli produttivi generatori di economie.
Come se non bastasse la crisi, drammatica, che vivono i residui poli industriali (acciaieria, siderurgia, automotive sono letteralmente allo sfascio) e le centinaia di tavoli di crisi aperti in sede governativa che investono l'intero territorio nazionale con la sola esclusione, al momento, del lombardo veneto e del trentino, le politiche territoriali, quando esistenti, entrano in conflitto a volte con la magistratura (che blocca opere pregiudizievoli o malamente affidate) ma soprattutto con un sistema burocratico in cui a dominare sono l'insipienza e l'incompetenza, e si vedano al riguardo i fallimenti operativi derivanti dai progetti legati ai fondi del PNRR.
Il Turismo, purtroppo, risente della pochezza della politica e delle amministrazioni locali, elementi che se già nel passato non brillavano per efficacia ed efficienza oggi, davanti alle nuove sfide del turismo, sembrano totalmente inadeguate.
Le nuove sfide del Turismo
Come tutte le attività economiche anche il Turismo è strutturato attorno agli strumenti che ne consentono la produzione. E' la tecnologia che modifica le forme della produzione e la produzione che struttura i processi occupazionali, economici, sociali e politici di riferimento.
Così anche il turismo si regge oggi sulle “nuove” tecnologie, sulla veicolazione dell'informazione attraverso la rete internet, sulla personalizzazione dell'offerta in chiave algoritmica, su una dinamicità ed elasticità ignote tanto alla burocrazia, elefantiaca in sé e per sé, quanto (ahimè) a molti operatori, su modalità della comunicazione e della reputazione locale che viaggiano alla velocità della luce, tra un TripAdvisor e un TikTok, sulle ali del suggerimento di questo o quell'influencer.
Manca, ad esempio a livello centrale e statale, un'Autorità capace di sviluppare in tempi rapidi la necessaria formazione e la consulenza in affiancamento agli enti locali nelle materie e negli ambiti teconologicamente sensibili. Manca una politica strategica unitaria e le tattiche locali di applicazione. Insomma, si ha l'idea che l'attribuzione della ZES sia una trovata pilatesca per lavarsi le mani, a livello centrale, dei fallimenti territoriali di (oltre) mezza Italia.

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