DECEREBRATI A TEMPO DETERMINATO
- gilberto borzini
- 6 ago
- Tempo di lettura: 3 min
Cosa spinge molti vacanzieri, soprattutto i frequentatori di Villaggi e Crociere, a lasciare a casa il cervello nel tempo-vacanza e a deresponsabilizzarsi ?
La decerebrazione riguarda solo il tempo vacanza o si va estendendo al tempo ordinario?
In tempi ormai coerenti con l'archeologia ero animatore in villaggi turistici, mestiere che all'epoca includeva il canto e lo sport, la recitazione e la costruzione di scenografie, l'intrattenimento e il fascino del gigolò e già allora mi sorprendeva il fatto che educate signore e relativi mariti perdessero in una settimana l'aplomb urbano, il pudore, e si lasciassero condurre attraverso il loro tempo vacanziero da noi Geo in millanta episodi libertari.
Poi di grandi strutture ricettive e di villaggi divenni amministratore, e v'era tra i colleghi chi affermava che “i turisti lasciano a casa il cervello”, lo mettono in cassaforte per riprenderlo a fine vacanza.
Il fenomeno è particolarmente evidente in Villaggi (quelli che altrove ho chiamato “fortini”) e in Crociera, che altro non è che un Villaggio Fortino in navigazione con saltuari approdi.
Chi sceglie quel tipo di vacanza punta alla deresponsabilizzazione: la sua esistenza sarà guidata da un'entità ignota che ha da tempo programmato le attività, i tempi per lo svago e quelli per il riposto, le escursioni e gli sport, i pasti e gli spettacoli. Chi ha figli li piazza al relativo spazio dedicato. Chi è orso potrebbe avviare relazioni.
Chi non ha voglia di pensare è certamente nel posto giusto perché (come ho scritto nel Manuale dell'Animatore Turistico) esiste un consolidato armamentario di Marketing dell'Animazione che definisce i tempi e le attività da svolgere all'interno della giornata e della settimana con cadenza precisa. Il che fa sì che se il team d'animazione è ben coordinato e gestito il tempo vacanza volerà per la maggioranza degli ospiti in un battibaleno, con soddisfazione per tutti e buona valutazione dell'offerta turistica.
Si tratta di un curioso contesto di decerebrazione a tempo determinato, molto diffuso e, si ritiene, in estensione dal tempo vacanza al tempo ordinario.
Cerco allora di comprenderne i motivi.
Il Villaggio non democratico
Nei villaggi e nelle crociere non esiste democrazia: comanda la direzione attraverso il suo braccio operativo, l'equipe d'animazione, le brigate di cucina e di sala, l'economato e le mansioni tecniche.
Nel villaggio, o in crociera, l'Apparato organizza il tutto nel migliore dei modi, come in una Tecnocrazia efficiente e competente che decide, organizza e impone fingendo di proporre.
Come nei villaggi e nelle crociere anche nella realtà ordinaria la tecnocrazia si va sostituendo alla democrazia: è il Potere che decide e gestisce, mentre il cittadino rinuncia, per percepita impotenza, al proprio diritto d'pinione.
Anzi: chi esprime un'opinione rischia di vedersi additare come perturbatore della serena convivenza, in quella specie di limbo televisivo in cui siamo proiettati dalla società dell'intrattenimento e nel Villaggio l'intrattenimento è sovrano perché limita il dissenso, favorisce l'omologazione e l'ebete sorriso.
L'economia sospesa del Villaggio
La grande ansia del tempo usuale, la gestione delle cose economiche, è sospesa per il periodo di soggiorno. La vacanza comprende tutto, i conti li hanno già fatti altri per noi, e in altri casi sistemi alternativi di pagamento, magari collane di palline colorate, rendono la spesa giocosa e inoffensiva.
Nel mondo ordinario l'economia (o meglio la finanza) ha preso il sopravvento su politica e decisioni. É finanza la valutazione del rischio, è finanza la delocalizzazione produttiva, è finanza la gestione del portafoglio dei Clienti/Utenti che accedono ai servizi di un Gruppo consolidato. Finchè saremo contribuenti attivi e grandi compratori potremo vivere con discreta serenità accreditando la reputazione di sostegno alla Finanza. Così nel Villaggio siamo amati e reputati perché il conto è già stato saldato, indipendentemente dalla nostra reale modalità dell'essere.
La leggerezza dell'irresponsabilità
In questo mondo sospeso di villaggi e di crociere l'irresponsabilità è la nota più apprezzata. E la stessa cosa sembra si possa dire ormai della società civile nel tempo ordinario. Il cliente e il cittadino tendono a cedere la responsabilità relativa alla propria permanenza/esistenza all'Autorità comunque espressa, e questo circolo vizioso favorisce, inevitabilmente, un nuovo autoritarismo che sembra collimare con l'assolutismo.
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