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E' POSSIBILE UN DESTINATION MANAGEMENT BOTTOM-UP?

  • Immagine del redattore: gilberto borzini
    gilberto borzini
  • 24 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

Qualcuno, inevitabilmente, storcerà il naso (e aggrotterà le sopracciglia) ma la dmanda che pongo non è affatto bizzarra né frutto di farneticazione. Il fatto è che usando bene la Rete …


Qualche progetto è già in fase di sperimentazione avanzata, altri stanno strutturandosi più o meno segretamente. Tutti ruotano attorno ad un concetto abbastanza semplice: strutturare piattaforme in cui la Community dei Visitatori dialoga con la Comunità dei Residenti e attraverso quel dialogo si sviluppino opportunità di gestione o miglioramento dell'attrattiva turistica territoriale.

Finora il modello caratteristico del Destinatione Management è classicamente Top-Down, dove il Top è definito dalla politica territoriale che incarica un DM che elabora un progetto, progetto che a sua volta dovrà essere approvato dalla politica per essere così attribuito agli operatori locali comunque intesi (dal decoro urbano agli attori dell'ospitalità, dalle attività culturali alla manutenzione ordinaria, dalla ristorazione agli stradini fino alle associazioni categoriali eccetera).

Il modello usuale definisce a monte progettualità ed eventuali destini economico produttivi del territorio, ma non raramente si scontra con le necessità o le aspettative di specifiche comunità interne.

Quando presiedevo il Comitato per il Turismo Sostenibile del Laboratorio Ambientale della Regione Piemonte l'imbarazzo principale, affermato dall'Architetto Francesco Piemontese, era di quale sostenibilità ci si dovesse fare carico, se quella per il turista o per l'ambiente, per il cittadino o per il coltivatore, il che la dice lunga sulle possibili controversie che attraversano le comunità locali e i relativi disagi definiti da una politica Top Down troppo disinvolta.

Nasce allora l'esigenza, favorita dalla connettività online, di far dialogare sia i membri della Comunità Territoriale sia quelli che si riconoscono in una Community di visitatori (turisti, escursionisti, visitatori comunque intesi) in modo da affrontare le aspettative e risolverle all'interno di un confronto negoziale partecipato.

Il desiderio di quiete, ad esempio, riguarda sia i residenti che i visitatori di molte località, ad esempio un borgo montano o una zona lacustre: dal confronto tra Comunità e Community può derivare l'assenso reciproco a politiche di contingentamento dei flussi turistici e di contenimento di fenomeni corrosivi il territorio.

Diversamente la domanda di incremento dei parcheggi per motocicli oppure di centri di assistenza per cicloturisti in una determinata località potrà offrire all'amministrazione locale spunti di diversificazione e ai più volonterosi nuove idee di auto-occupazione.

Ho banalizzato all'estremo i concetti in modo da far comprendere con immediatezza la valenza operativa e tattica che andrebbero ad assumere piattaforme siffatte, piattaforme che potrebbero anche inserire elementi di gradimento (non diversamente dal ben noto TripAdvisor) tanto per la località in genere quanto per eventuali servizi specifici presenti al suo interno.

Tutti elementi costruiti “dal basso”, definiti dal desiderio di partecipare al miglioramento di un luogo apprezzato o amato, particolarmente utili ad un DM capace di fare sintesi e sviluppare propositività partendo dalla valutazione delle indicazioni presenti sulla piattaforma stessa.

Il futuro del DM potrebbe essere partecipato e, in questa logica, rivoluzionario.

Sapremo coglierne l'opportunità ?

Sapranno gli attuali DM rinunciare al percepirsi come gvernatori del turismo locale accettando un ruolo di compartecipazione ?

Temo che in quest'ultima domanda si trovi la chiave di volta di tutta l'operazione.


ree

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