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DESTINATION MANAGER: MA CHE LAVORO E'?

  • Immagine del redattore: gilberto borzini
    gilberto borzini
  • 22 lug
  • Tempo di lettura: 5 min

Non poche località dagli appetiti turistici si armano della figura del Destination Manager, non sempre però ottenendo risultati oppure, per motivi ignoti, superando ogni ragionevole aspettativa e finendo nel ciclone dell'Overcrowding.

Cosa fa un DM (o cosa dovrebbe fare)? Che preparazione dovrebbe avere? Serve davvero?


C'era una volta la Pro Loco. Poi le cose cambiarono e nacquero assessorati allo sviluppo turistico locale. Poi ci si accorse che i politici col turismo non avevano molto da spartire e nacque una figura intermedia, sorta di direttore marketing territoriale, nobilitato dall'onorifico titolo di Destination Manager, attività sulla quale molti apparvero scettici.

Poteva costui o costei prendere in mano le sorti del territorio, dell'urbe, della cittadina, del luogo e plasmarla, residenti e imprenditori inclusi, in funzione di un disegno economico a lui noto ma non sempre, e non necessariament, condiviso ?

E se sì di quali doti e di quali competenze avrebbe dovuto disporre?

Si scartabellò, quindi, tra i docenti universitari, gente solerte nel predisporre progetti, e in particolare tra quelli a contratto, dalla paga miserrima e le ambizioni stellari, trovando soggetti atti alla bisogna.

Va detto: alcuni davvero bravi e competenti, gente con un palmares lungo come le ramblas iberiche da cui tutti gli altri possono solo apprendere, ma quanto al resto chissà.

Ci sono gli specialisti, quelli che tutto sanno di una sola disciplina ma su quella sono capaci di costruire una narrazione epocale, se pur angusta: gente che condivide Jovanottesche passioni e definisce il Turismo in funzione delle due ruote. Argomento in crescita, si dice.

C'è chi motiva il transito e l'ospitalità con degustazioni e deglutizioni, ma l'argomento scotta perché presto si scopre che i dati proposti sono alquanto confusi, indeterminati: sarebbero giunti lo stesso i viaggiatori se non avessero, nelle more, degustato ?

Le variabili si intrecciano e nessuno, a ben guardare, riesce davvero a stabilire se i flussi dipendano dall'azione prodotta o se il Turismo non sia per caso divenuto l'ultimo rifugio degli aneliti di libertà che la contemporaneità sembra voler precludere.

La moltiplicazione del turismo milanese è frutto dell'attività di un Destination Manager o degli investimenti immobiliari che hanno modificato l'aspetto urbano? O della filiera della Moda? O di quella del Design?

Le infinite presenze romane sono frutto dei DM o degli eventi, dei Giubilei, dei Papi e dell'Impero che ancora aleggia più nelle cialtronate dei falsi centurioni che nello spirito urbano in verità?

Le orde a Venezia sono parto dei DM o di un'Iconografia storica, di una irripetibilità architettonica, di una collusione con l'amor romantico, o ancora di quella selfiemania che ormai anttepone l'ego selfiesta allo scenario che lo rende instagrammabile ?

E perché mai altri territori stentano, zoppicano, faticano a divenire, essi stessi, instagrammabili e gettonati almeno da un turismo episodico ?

Perché la Sardegna dell'interno attira meno del deserto e la Sicilia, con quel patrimonio immenso di culture residue, non è mai tra le top five?


Cosa fa o cosa dovrebbe fare un DM ?

In teoria quello del DM è il ruolo che gestisce l'organizzazione territoriale per consentire di raggiungere obiettivi economici definiti attraverso lo sviluppo del Turismo. Ha competenze di Organizzazione territoriale, di Marketing del Territorio, di gestione dell'accoglienza e della ristorazione. Dialoga intensamente con l'assessorato ai Trasporti e alla Viabilità, indirizza eventuali forme di promozione per gli operatori dell'accoglienza e dell'ospitalità, collabora alla gestione di Eventi, orienta la Promozione e le azioni di Comunicazione.

Questo in teoria. Poi ovviamente ci sono Budget e risorse che scarseggiano, resistenze di varia natura, secolari abitudini da modificare, maneggi politici più o meno scoperti, e l'attività del DM diventa una sorta di purgatorio per cui se risultati arrivano è stato un caso, ma se scarseggiano è certo suo demerito.


Narrazione e Azione

Qua e là osservo dibattiti e discussioni, articoloni e commenti tra veri DM, ovvero DM assoldati da Enti Locali e come tali qualificati, e aspiranti DM.

In generale le discussioni vertono su infiniti Bla-Bla, sulla primitiva genesi della gallina o dell'uovo, sull'attenzione da attribuire al viaggiatore, sulla responsabilità, la consapevolezza, l'etica la sostenibilità, sullo strumento promozionale, sul riconoscimento, sull'aspettativa, sull'esperienza da motivare (o garantire non è chiaro) e trovo sinceramente il dibattito stucchevole: ad essere sinceri a nessuno è davvero chiaro perché mai la gente si muova come stormi di storni e improvvisi flussi turistici coinvolgano ora questo ora l'altro territorio.

Vi sono località che operano un eccellente Marketing Territoriale, gente che se ne occupa da decenni a partire da Rimini, città capace di abbandonare il lascito dei bagnini piadinati e scoperecci degli anni '60 per rinnovarsi di decade in decade prima nella disco music, poi nei Convegni, quindi negli Eventi e infine nel Benessere Sportivo. Gente con i contromaroni quella lì.

Altre realtà puntano su eccellenze specifiche, ad esempio Genova è l'Acquario, ma stenta ad andare oltre, anche se la Liguria ottiene ottimi risultati generali e le 5 Terre, trainate anche dalla celebrità assurta da un cartone animato, sono sovraffollate non appena il sole comincia a governare.

Torino, invece, malgrado il Valentino, la Mole e l'Egizio ottiene risultati con eventi diversi, l'Eurofestival piuttosto che l'ATP tennistico: il suo è turismo degli Eventi più che dei contenuti.

La Puglia ebbe un acuto, un paio d'anni fa, poi fu sommersa dai suoi stessi prezzi.

Napoli cresce anche in funzione logistica tra Pompei e Roma.

Ma nelle narrazioni che leggo, spesso incentrate su idee e motivazioni alquanto personali, quasi mai trovo l'essenziale: viabilità, trasporti, accessibilità, eventi e disponibilità.

Senza questi elementi fare turismo è difficile, anzi difficilissimo. Senza collegamenti rapidi, senza parcheggi attrezzati, senza sistemi di accoglienza adeguati, senza disponibilità di posti letto per categorie differenti di utenti il Turismo non decolla.

Senza disporre di una Iconografia di riferimento (Duomo, Colosseo, San Marco, Maschera di Carnevale, David, Cetacei e Squali, Mummie, Pale di San Martino e Tofane, Vittoriale o Tomba di Dante e l'elenco potrebbe continuare per un bel pezzo fare turismo è impossibile o quasi.

Senza reportage televisivi, senza videobloggate su YouTube da millanta cliccate, senza ambientazioni cinematografiche, senza quella spettacolarizzazione che consenta al turista odierno di percepirsi parte dello spettacolo innalzando il proprio narcisismo verso paradisi inattesi è persino rischioso avviare le procedure.

Si va (le masse dei turisti vanno) dove gli altri sanno che Qualcosa Accade, così da poter dire (e magari testimoniare selfiecamente) io c'ero e voi no, io mi ci sono pubblicato e voi rosicate.


Eventi, Eventi, Eventi

Opportuno domandarsi chi si fa schiacciare dalla folla per ballare la Taranta o per farsi calpestare dai tori di Pamplona, o per vedere scorrere come lampi le teste dei cavalli nel Palio di Siena?

Possibile mai che migliaia di persone affollino concerti e seguano i beniamini in tour continentali? Quanto incide la spettacolarizzazione della società, ormai ampiamente divenuta Società dell'Intrattenimento, nell'organizzazione dell'offerta turistica?

E' possibile che la costruzione di Eventi definisca lo sviluppo del turismo territoriale?

Si dirà: ma come, e la cultura?

Certo, la cultura. E' stata la riorganizzazione in senso “commerciale” a rilanciare Brera e gli Uffizi, una visione più determinata dal merchandising che dalla conservazione. La cultura continua ad attirare una percentuale compresa tra il 3 e il 5% dell'universo potenziale del turismo, e risulta essere una eccellente motivazione per visitare una località o un territorio: tre giorni di cultura e cinque di svago compongono la settimana ideale di vacanza.

Lo aveva ben compreso un dirigente d'assessorato provinciale in Toscana col quale puntammo, ormai venti e più anni fa, su ingredienti forti: vino, olio, cicloturismo nel verde e bagni di mare e di sole. Fu un mix vincente, a partire dal “prenditi cura di te” che divenne la base di ogni comunicazione.

Perchè già venti anni fa al centro del turismo era la Persona.

Perchè già venti anni fa bastava copiare le pubblicità della Cosmetica per capire che “io Valgo” sarebbe divenuto il Mantra del commercio.

Nel tempo all'Io Valgo si sono aggiunti “Io Sono” e “Io Partecipo”, perchè ogni manifestazione di massa è divenuto rito e la partecipazione al Rito è elemento che afferma l'Identità soggettiva, che attribuisce valore all'Io: il buon Elias Canetti ne scrisse e non poco in tempi non sospetti.

Il resto, per citare l'immortale Keats, sono frasi scritte sull'acqua.

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