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UN FLOP TIRA L'ALTRO

  • Immagine del redattore: gilberto borzini
    gilberto borzini
  • 28 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Dal Giubileo alle Olimpiadi il rischio per le strutture ricettive è di perdere di vista strategia e posizionamento di lungo periodo confidando in Eventi che non producono cambiamenti.


Prendo spunto da un ottimo articolo dell'inappuntabile Roberto Necci, presidente del Centro Studi Federalberghi, che commentando i dati definitivi per le strutture alberghiere della Capitale evidenzia una delusione rispetto alle attese, tanto in numeri di presenze quanto in termini di fatturato.

L'articolo è ricco di spunti e mi aggrappo a una indicazione contenuta che suona così :

Un evento non sostituisce il posizionamento, non corregge un modello distributivo sbagliato, non compensa l’assenza di controllo di gestione, non risolve debolezze strutturali di prodotto o di organizzazione.Dove la gestione era fragile, il Giubileo non ha salvato nulla.Dove la gestione era solida, il Giubileo non era determinante.”

In sostanza affidarsi all'evento immaginando che questo sostituisca competenze e attività di altra natura è immaginario e pericoloso.

Aggiunge Necci che l'Evento giubilare è intervenuto su un “mercato già saturo”, ovvero non in grado di modificare andamenti turistici già strutturali, che la “domanda specifica”, quella dei pellegrini, opta per soluzioni di soggiorno low cost e di breve durata, ovvero extra alberghiere o conventuali, e pertanto, oltre alla confusione urbana, il Giubileo ha portato ben poco al turismo alberghiero.

Mutatis mutandis cosa potremmo dire in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina ?

Milano è già, turisticamente parlando, satura, mentre Cortina lo è da sempre dato il rapporto contenuto delle camere disponibili per un mercato turistico d'elite, unico target gradito in zona.

La “domanda specifica”, al netto degli atleti e degli staff sportivi e giornalistici, non sembra particolarmente vivace: le tappe dei Campionati mondiali di sci hanno spalti popolati da amici e parenti degli atleti, da sciclub territoriali e turisti già presenti nella località che approfittano dell'evento per andare a vedere da vicino e poco di più.

Dalle Olimpiadi di Albertville a quelle di Torino 2006 nessun evento olimpico invernale ha scatenato orde di turisti smaniosi di assistere all'evento né, e questo è il dato peggiore, ha prodotto un “effetto trascinamento” a favore del turismo locale. Il Sestriere, Bardonecchia, Pragelato e Cesana non hanno visto moltiplicarsi i turisti e gli appassionati di sci o si altri sport invernali e gli appassionati sono tornati a frequentare le piste e le località che frequentavano in passato premiando caaratteristiche di accoglienza o di qualità strutturale specifiche, in particolar modo a favore del Trentino Alto Adige.

Quindi si rischia un doppio flop turistico, un uno-due pugilistico per rimanere in ambito sportivo. Gli alberghi non incrementeranno l'attività, se non molto marginalmente, e probabilmente non avremo l'auspicato effetto promozionale, unico obiettivo ragionevole per generare il trambusto organizzativo e speculativo a tutti noto.

Gli appassionati resteranno a sgranocchiare popcorn sul divano di casa, mentre (forse) a Milano si riempiranno per una settimana anche le locazioni brevi, dopo di che tornerà la normalità.

Una normalità in cui o si è già posizionati e ben orientati nella gestione o l'evento non servirà a rilanciare l'attività o a risolvere eventuali problematiche funzionali e gestionali, in particolar modo per le strutture ricettive alberghiere non di lusso.


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